L’elisir di lunga vita

David Sinclair e colleghi, dell’Harvard Medical School of Boston, hanno intrapreso un progetto di studi che ha come finalità riuscire ad allungare la vita al genere umano di una ventina di anni, migliorandone anche lo stato di salute. Il patologo americano afferma: “Considero l’invecchiamento come la peggiore delle malattie; il cancro non colpisce tutti, l’invecchiamento sì”. Diete, ormoni e pillole in futur trasformeranno la terza età.
Mi sembra che la scienza, nata per comprendere la vita, tenti ora di snaturarla. Mi pare che si voglia dimostrare che la ricerca scientifica non ha limiti, tralasciando l’importanza della salvaguardia della qualità della vita.
Quali sarebbero i vantaggi di vivere vent’anni in più con le energie di un’ottantenne? Si chiama ‘progresso’ il voler scavalcare i processi biologici umani? Siamo sicuri che la meta delle nostre ricerche debba essere solo l’allungamento della vita e non la qualità e l’intensità dei momenti e delle emozioni che caratterizzano la nostra esistenza?

Con tanti problemi legati alla quotidianità di una vita normale, su cui la ricerca lavora ancora, è davvero questo il momento di sottrarre energie al necessario e preoccuparsi di qualche anno di vita in più?

alice