Attenzione: treno in transito sul binario 2

Non l’avrei mai detto, anzi, non ci avrei scommesso un euro, tempo fa.
Adolescente introspettiva e un po’ enigmatica, vagamente cinica verso i discotecari rintronati della domenica mattina. Prima. Assorbita nei pensieri sul destino delle  cose. Un tempo. Mi sono sempre persa nell’attimo, nella sua incredibile impalpabilità. Ma ora le cose sono mutate ( non scendiamo mai negli stessi fiumi, si diceva qualche millennio fa ).

Questi giorni novembrini sono ora una pagina dopo l’altra che viene girata, letta, passata, con un’agenda di impegni stile manageriale.
Tempo per i pasti: cronometrato.
Tempo per lo studio: calcolato nei dettagli.
Tempo per gli amici : rosicchiato qua e là nel week-end.
Tempo per la lettura: definitivamente annullato ( eccetto i tomazzi enciclopedici dell’università).
E quella scarica adrenalinica che pervade ogni momento per riuscire a cavarmela con i programmi e gli impegni non è tanto diversa da quella di un post-sabato notte. E così la stanchezza che ne segue.

Mi domando: eliminando le colpe personali, l’incapacità di rinuncia, sottraendo ciò che di proprio pugno rende le giornate così fitte e corte, non rimane di fondo quel vuoto che tanto vedevo prima oltre il mio naso? Resta un silenzio oltre la confusione della strada, oltre la voce di tutte le persone incontrate, oltre me stessa. Il silenzio di chi perde l’arguzia di scendere dal tram veloce che ti accompagna nella vita solita e di fare due passi a piedi. Come il mondo vuole, come io mi voglio. Non ci vuole proprio tanto a capire che il tempo si porta via le emozioni più intense, lascia che si rincorrano nuove speranze senza dar modo di prendere le briciole delle giornate e riporle in un cassetto.

Una fantastica cioccolata con un’amica che non vedevo da un po’ ha saputo un pomeriggio riportarmi alle mie piccole certezze. Una preghiera, una canzone, una sola. Eppure nel restante corso dei giorni dopo l’attimo riprende la tentazione di rientrare nel tumultuoso corso del fiume, di sentire i propri passi veloci sul marciapiede, come quelli di chiunque altro. Per non correre il rischio di perdersi niente. Treno in corsa. Forse è semplicemente l’eco di ciò che con malizia il nostro tempo ci chiede, ci propone, ci impone, tra due rapidi stacchi pubblicitari. Io mi sento così: passeggera di un Rapido che non fa soste. Ma in fondo credo anche che un album di viaggio che si rispetti debba contenere le foto dei momenti più impagabili . Accorgersi di una vita che c’è , di altre che sono e aspettano di essere colte nella loro totale ineffabilità, nel loro mistero. Non ho mai desiderato pienamente di essere come il mondo mi vuole.

Quindi sarà bene prima o poi che mi decida a cambiare perlomeno il corso delle mie cose. E se sarà necessario, suonerò per la prima fermata, per assicurarmi di non perdermi nessuna bella tappa nel viaggio, salutando con leggerezza chi ha deciso di restare sul veloce mezzo in corsa.

a.d.s.

2 Risposte a “Attenzione: treno in transito sul binario 2”

  1. anny Dice:

    la paura di vivere, l’ebbrezza di non sapere è l’emozione più forte che ci è dato di conoscere. Svegliarsi e sapere solo che vivi, aprire la finestra e renderti conto di quanto le cose cambiano e di quanto cambi tu. E’ una magia, è la vita.
    Pensierino delle 9 e mezzo di sera :o )

  2. eleanor Dice:

    E’ vero, fa paura, fa sentire vivi, emoziona e ci rende grandi e piccoli insieme..questa vita. Credo che vivere davvero voglia dire poter prendere quel Rapido, ma sapere anche quando è tempo di scendere e fermarsi… senza che l’una azione tolga nulla all’altra.. ma anzi, compensandoci come persone, uomini e donne, che sono fatti di vita, ma anche di sogni!
    “vivere è una cosa rara.la maggior parte della gente esiste, nulla più.” oscar wilde


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