L’amicizia nell’era di Facebook

Cosa vuol dire essere amici?

 

Nell’era di Facebook cliccare su una foto di una persona che conosciamo magari solo di vista. Per i ragazzi, per molti davvero, è scambiarsi i vestiti, è mandare video e MMS sul telefono. Questo. E poco altro direi. Non per cattiveria, non per ignoranza. Credo che il problema sia che questa domanda che a me è arrivata così nel cuore ancora non sia stata custodita da molte persone. Avere amici nel senso pieno è davvero quel poter morire per loro e sacrificare il proprio tempo e i propri progetti. E per questo pochi sono gli amici veri. Già in partenza. Amici sono coloro che hanno idee così diverse da noi che ci chiediamo come possiamo aver intrecciato un così bel rapporto e come potremmo fare senza le loro idee. Amico è chi si fa venti minuti a piedi per venire da te e chi sente che il tuo sorriso è aria, è sole per qualsiasi giornata. Colui con cui parli o non parli perché tanto il silenzio è ricco di emozioni e sensazioni. Amico vorrei dire che è quella persona che ti ha conosciuto sotto tanti aspetti, punti di vista e che ama ogni tuo modo di essere e non si stancherà mai di scoprirti diverso. Perché c’è anche uno sguardo strano, inquieto, ambiguo di chi ti vorrebbe diverso o come lui, e in quell’incrociarsi subitaneo provi amarezza e incertezza. Amicizia non è, parliamoci chiaro, quel concetto strano propugnatoci dalla televisione. Condivisione di uomini, sesso, fallimenti, follie, scambi..Solo un gran minestrone.Amico è colui che parla per se stesso senza sentirsi portatore delle opinioni altrui. Amico è chi cerca di astenersi dal giudicare pur esprimendo i propri dubbi e paure. Un amico, mi sembra così evidente, è chi mette l’anima a fare i favori che tu gli domandi e non viene mai a domandarti il conto perché è semplicemente giusto così. E lasciatemi dire che un vero sincero buon amico chiede scusa e sta male se ti vede stare male. Una parola può cambiare il corso delle cose e ripristinare ciò che si è interrotto. Basta avere il coraggio di pronunciarla.

 a.d.s.

Cina nel nostro fututo? No, nel nostro presente!

E’ passato un po’ di tempo dagli ultimi giochi olimpici, ma vorrei comunque fare una riflessione.

Le Olimpiadi hanno aperto al mondo gli occhi sulla Cina. Ed è, probabilmente, perchè si sono comprese le sue infinite risorse e il suo potere che si è pensato di darle il benvenuto.

La serata inaugurale dei Giochi, con la bellezza dei suoi colori e il fascino emanato dal ricordo di un passato importante, ha fatto per un attimo dimenticare i problemi di quella “società armoniosa”. Bisogna infatti ricordare che solo per la costruzione del villaggio olimpico migliaia di persone hanno visto la loro casa rasa al suolo o che chi divulgava informazioni su ciò che accadeva all’interno degli stadi rischiava fino a sette anni di carcere.

Alcuni sostengono che le Olimpiadi siano state un passo prematuro per uno stato a regime dittatoriale. Infatti, com’è possibile portare lo sport e i Giochi, simbolo di fratellanza e rispetto reciproco, in un paese in cui non solo non è garantita la libertà di parola e in cui tuttora si verificano repressioni violente?

Mi sembra che la Cina sia ancora un paese ricco di contraddizioni: da un lato tende a ripiegarsi su se stesso e dall’altro rincorre il mito occidentale (si pensi ad esempio che il 2007 ha visto la Cina membro permanente dell’Onu; o che Australia e Giappone hanno sempre manifestato l’esigenza di intrattenere rapporti con Pechino).
Credo che la Cina sia diventata una grossa potenza a livello mondiale: ma a quale prezzo?

La Cina sarà anche riuscita a realizzare tra le Olimpiadi più belle e spettacolari della storia, ma penso che sulla strada del rispetto umano debba ancora compiere molti passi.

Alice

A VOI COMUNICARE

è il nome del blog che la Telecom sta fortemente pubblicizzando in questi giorni (www.avoicomunicare.myblog.it).

Vista la tanta pubblicità, incuriosita sono andata sul sito.

Sono rimasta affascinata: si tratta di un blog strutturato semplicemente, ma ricco di contenuti.

Gli articoli, tutti di un massimo di sei-sette righe, trattano argomenti divisibili in poche categorie (mondo, economia, gandhi, dialogo, valori, popoli). Tutti terminano con una domanda rivolta al lettore o in un qualche modo spronano la riflessione.

Interessanti anche le altre varie risorse, come il famoso discorso di Gandhi (tra l’altro, scaricabile sia in inglese che in italiano).

Curato da una redazione di ragazzi poco più che ventenni, questo blog si basa sull’assunto che oggi più che mai il mondo ha bisogno di comunicare, condividere, riflettere.

Quanti altri ragazzi della stessa età oggi la pensano allo stesso modo?

Elly

L’aborto sipegato a mia figlia

È questo il titolo di un articolo di Luciano Giustini che riporta quanto segue:

“Che cosa avviene quando si rimane incinte? [...] arriviamo subito all’impianto nell’utero [...] In quel momento inizia la produzione di un ormone (la gonadotropina corionica) che è presente nell’organismo solo in questa occasione. Nell’utero l’ovulo è circondato da una sacca piena d’acqua, completamente chiusa. E’ collegato per mezzo di un cordone, il cordone ombelicale, alla placenta, a sua volta collegata alla madre. La placenta serve per nutrire il feto.
Apparentemente sembra tutta una cosa che fa la madre: crea le condizioni perché si sviluppi l’embrione, produce nutrienti, ecc. Quindi in buona sostanza, potrebbe essere ragionevole ritenere che qualora la madre decida di non voler sostenere una gravidanza, ne abbia piena facoltà.
Ora, osserviamo invece l’evento da un’altra angolazione: se noi togliamo il nutriente ad un embrione, cosa succede? Muore. Se noi continuiamo a dare nutrimento all’embrione cosa succede? Cresce. Autonomamente. [...] a lui serve soltanto avere da mangiare, perché lui, di fatto, ha già tutto il patrimonio genetico. Immaginate che per assurdo noi prendessimo un embrione e lo togliessimo da lì, nutrendolo: beh quello crescerebbe esattamente come prima. Cioè non è la madre che lo fa crescere bello e bravo, bensì il nutrimento.
Ora, cos’è quella cosa che se gli togli nutrimento muore e se gli dai nutrimento vive, indipendentemente da tutto il resto? Una vita completa, e completamente determinata.
[...] è questa forma di vita completa, che ha bisogno di cibo e di un ambiente confortevole per crescere, paragonabile ad una forma di vita sviluppata e visibile anche senza bisogno di un microscopio?”
[Luciano Giustini, www.lucianogiustini.org/blog]

Mi ha fatto riflettere. Ho sempre pensato che l’aborto fosse una forma di omicidio (a qualsiasi settimana di gravidanza esso venga praticato) ma non mi sono mai sentita di denigrare chi lo sceglieva.

Quando ho scoperto di avere una vita in grembo ero già abbastanza avanti come periodo gestazionale. Ho sentito più volte alcune amiche e conoscenti dirmi che ‘non l’avrebbero tenuto’, data la mia giovane età. Ma nè a me nè a mio marito è mai venuto in mente di interrompere la gravidanza. Non facevo altro che rispondere che la vita è vita, che nella pancia avevo comunque una persona e che io non avevo il diritto di decidere per la vita o la morte di nessuna persona. 

Giustini non è un medico, ma il suo articolo sipiga in modo abbastanza chiaro perchè la vita è vita fin dalla fecondazione. Consiglio di andare sul suo blog e leggere per intero l’articolo.

Ora la mia bimba è nata e ha quasi 18 mesi. E la mia risposta è un po’ cambiata: la vita non è semplicemente vita. La vita è un miracolo. E lo vedo tutti i giorni nei suoi occhi.

Solo un dubbio mi rimane sempre: se mi avessero detto, che per una qualche particolare patologia, se avessi portato a termine la gravidanza non sarei sopravissuta, cosa avrei fatto?

e.c.

I debiti vanno sempre saldati

Tra pochi giorni migliaia di studenti torneranno sui banchi di scuola. E tra preoccupazioni e polemiche, questo rientro sarà accompagnato da alcune delle novità annunciate dal ministro Gelmini.

Tra queste, intressanti sono le novità relative alle norme sugli esami di stato: “potranno essere ammessi agli esami di maturità solo coloro che avranno riportato una valutazione positiva in tutte le materie e che abbiano saldato tutti i debiti pregressi” (così scrive Repubblica.it di questa mattina). Beh…curioso.

Da un lato condivido questa decisione.
Se ripenso alla mia maturità (2004) ricordo solo una brutta delusione nel vedere compagni, che durante l’anno si erano impegnati molto meno di me e con debiti trascinatisi per 5 anni, superare l’esame con una votazione magari poco inferiore della mia. Che senso hanno gli sforzi di studenti volenterosi, se per altri è stato sufficiente studiare un mese prima della maturità per vedersi promosso e senza debiti?!

Condivido la riforma del ministro: niente debiti per essere ammessi alla maturità. Si fa qualche sforzo e si cercano di colmare le proprie mancanze. Altrimenti si rischia rischia di portarsi dietro in eterno le proprie lacune. E in un’Italia del 2008 rivolta sempre all’Europa, non ci si può permettere di avere diplomati che non sanno neanche chi ha scritto la Divina Commedia. Ma d’altronde non me ne stupirei, siamo sempre stati un passo indietro rispetto ai colleghi europei.

Elly